Preferenze, collegi, sorteggio delle cariche

La battaglia che si è aperta sulla reintroduzione del voto di preferenza è legata a ciò che nei vari partiti si considerano come meccanismi di voto più vantaggiosi nell’immediato, com’è naturale che sia alla vigilia di una consultazione elettorale. Per prendere una decisione meditata, forse servirebbe anche una riflessione sul senso che l’istituto della preferenza, peculiare del sistema elettorale italiano, ha avuto in passato e può avere in futuro.
11 AGO 20
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La battaglia che si è aperta sulla reintroduzione del voto di preferenza è legata a ciò che nei vari partiti si considerano come meccanismi di voto più vantaggiosi nell’immediato, com’è naturale che sia alla vigilia di una consultazione elettorale. Per prendere una decisione meditata, forse servirebbe anche una riflessione sul senso che l’istituto della preferenza, peculiare del sistema elettorale italiano, ha avuto in passato e può avere in futuro. Le preferenze hanno avuto il senso di misurare il consenso tra le diverse anime dei partiti, soprattutto la forza delle rappresentanze sociali in una formazione interclassista come la Dc, quella delle correnti ideologiche nel Psi, la capacità dell’apparato di controllare attraverso le sezioni il tasso di fedeltà alle indicazioni centrali nel Pci. Quando esistevano partiti di massa organizzati, le preferenze erano anche un modo per verificare l’influenza delle lobby esterne e delle organizzazioni sociali collaterali, dai sindacati ai coltivatori diretti. Insomma le preferenze avevano una funzione di collegamento dei partiti con il mondo esterno, e di misurazione dei rapporti di forza tra le correnti interne, alcune delle quali, nella Dc erano emanazione diretta di rappresentanze sociali, come quella sostanzialmente di emanazione Cisl di forze nuove.
Ora i partiti non sono più in grado di orientare l’elettorato, quindi l’esercizio del voto di preferenza diventa il misuratore di influenze esterne. Tra queste ce ne sono di assolutamente legittime, dalle parrocchie ai sindacati ai centri di opinione alle associazioni culturali o di impronta territoriale. I recenti scandali hanno messo in luce anche il rischio di influenze esterne illegittime, come quelle della criminalità organizzata, che vanno combattute alla radice, ma non devono essere neppure sopravvalutate o prese a pretesto per limitare la possibilità di scelta degli elettori. Resta certo che il gioco della democrazia politica ed elettorale, preferenze o collegi uninominali, è esposto alla logica dello scambio e della contaminazione di interessi tra forze variamente caratterizzate. E chi finge sussiegosamente scandalo può ben rivolgersi agli arconti e al sorteggio delle cariche, ma smetta di evocare la democrazia politica.